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Maria nacque a Scutari il 23 settembre 1920. Suo padre, Palok Çurçia, era un artigiano, mentre la madre Rosa, casalinga. Palok era uno dei fondatori della "Società operaia" una società sindicalista. Maria conobbe sin da bambina le difficoltà economiche ed i drammi sociali del tempo che si rispecchiavano anche nella famiglia. Sin da piccola Maria fu chiamata in modo carezzevole Tushi. Era una brava bambina, grassoccia, faceva amicizia con tutti i coetanei per quanto fosse figlia unica, era mite e senza segni di ostinazione. Tushi crebbe presto ed entrò nella scuola femminile delle "Suore Stigmatine" che era una scuola che contava nel suo programma d’istruzione anche materie religiose facoltative.Gli anni passano presto e Tushi entra al ginnasio. Fin da questo tempo si notano le sue prime attitudini. Essa disegna bene, canta e più tardi comincia ad accompagnare se stessa col mandolino o la chitarra, ma non le piace la matematica. La canzone ed il disegno erano la passione della sua età. Fortunatamente sono stati conservati pressi’a poco 20 disegni di quel tempo in cui Tushi esprime un’anima mite e delicata e un delicato rapporto coll’oggetto che disegna; l’amore, l’occhio acuto e osservatore, l’armonia di colori e l’esattezza ti fanno pensare solo al talento.La canzone si sentiva ovunque fosse Tushi, a casa, presso i vicini, in caso di feste presso i parenti. Anche con le lezioni andava bene. In un breve tempo imparò le lingue italiana e serba, ma ciò che influi potentemente sulla anima e vi lascio una traccia indelebile, fu la conoscenza sin da piccola delle abitudini, tradizioni e dell’epos del Nord attraverso i montanari che venivano ospitati nella casa del padre. La conoscenza e più tardi lo studio di queste abitudini, dell’ambiente, del folclore e dell’etnografia divenne una nuova passione per Tushi. Quando dicevano a suo padre che Tushi è svelta come un maschio, discorre con gli adulti, canta e suona il mandolino lui rispondeva: - "Sì, ma non è un maschio!" Ricordava così il suo primo figlio, il maschio che gli era morto.Tushi lasciò Scutari nel 1937 all’eta di diciassette anni portando con se come retaggio famigliare il talento, l’amore per il folclore, il proprio mandolino ed il nome abbreviato Tushi che l’accompagnerà tutta la vita nei rapporti colla famiglia e i parenti.Essa si sposò a Tirana nel 1937 con Kolë Logoreci che in quel tempo era tornato da Viena dove per dieci anni aveva frequentato le scuole medie e superiori per economia e presso gli "Amici della musica" aveva studiato per cinque anni lo strumento preferito di Vienna, il violino. Era un economista molto capace e nello spazio di pochi anni divenne Capo del Bilancio dello Stato e si meritò il più alto titolo di quel tempo in Albania "Cavaliere dell’Ordine di Scanderbeg". Kolë era il figlio maggiore del patriota, linguista Mati Logoreci (Maestro del Popolo), una della più note figure della nota famiglia dei Logoreci che è menzionata nella storia scritta sin dall’anno 1300 con il nome Logoreseos. Nella casa dei Logoreci Maria entrò in contatto colla società del tempo, colle conversazioni di Mati con Fishta e Koliqi, Çabej e Xhuvani e i racconti di Mati per Gurakuqi e Mjeda (che era figlio della zia paterna di Mati) .In questo ambiente la passione di Maria trovò un terreno adatto per svilupparsi ed il mondo spirituale ed intellettuale di lei si allargò. Essa cominciò ad imparare il tedesco dal marito e alle sue passioni aggiunse quella della bicicletta. Essa faceva delle gite in bicicleta insieme al marito andando spesso a Durazzo, ma anche a Scutari.La vita artistica di Maria cominciò quando essa divenne cantante a Radio Tirana nel 1945 cantando come solista direttamente al microfono, in trasmissioni di 20 minuti, canti popolari di Scutari e dell’Albania centrale. Nel frattempo essa seguì un corso annuale per canto che era stato aperto accanto al liceo artistico a Tirana con la professoressa Jorgjia Truja (Artista del Popolo). Cominciò anche a cantare nei concerti che si davano alla capitale in diverse occasioni. Nel 1947 faceva parte come solista nel Coro Generale dello Stato col quale faceva anche tournei fuori del paese.Notando la capacità di Maria quando cantava, le proposero di lavorare al Teatro Popolare. Questo passaggio fu dificile sia per Maria sia per l’ambiente che la circondava. Ma la famiglia emancipata ed il marito Kolë ebbero un notevole ruolo nel facilitargliela non solo appoggiandola, ma anche aiutandola, sollevandola da molti lavori di casa in modo che potesse andare avanti e sviluppare il suo talento. Così che nel novembre 1947 per Maria si sollevò il sipario della vera vita scenica, essa era ormai un’attrice del Teatro Popolare.La sua vita nel palcoscenico si svolse attraverso lotte, ma colla soddisfazione della realizzazione, della passione e del successo. Ma questa via fu ostacolata da difficolta famigliari, dalla morte del marito Kolë e dai doveri di madre che doveva da sola prender cura che il figlio, in quel periodo di formazione della personalità e del carattere non sentisse il vuoto che causa normalmente la mancanza di uno dei genitori.Maria era molto simpatica, sempre indaffarata, ma trovava il tempo di occuparsi del giardino, dei molti fiori, dei colombi, dei cani e dei gatti, di cucinare, di prepararsi per lo spettacolo, di leggere o di sentir musica. Non si lagnava mai della stanchezza. Faceva sempre le cose presto, traboccava di energia e temperamento tanto che anche quando camminava sembrava volare. Aveva una memoria prodigiosa, teneva a mente i versi delle leggende albanesi, intere pagine dell "Iliade" e l’ "Odissea" così come ricordava a memoria i testi degli spettacoli dati trent’anni prima.Maria Logoreci è rimasta nella memoria di quelli che l’hanno conosciuta così com’era, gaia, semplice, vivace, piena di vita, sincera; una donna poliedrica con cui avvevi il desiderio di parlare di ogni cosa e di chiederle un’opinione, un consiglio. Essa fu sempre in piena armonia col temperamento e la specifità di tutte le caratteristiche della sua natura che hanno trovato la forza dell’espressione, la profondità psicologica e la maturita artistica nella sua arte.Col suo lavoro creativo Maria Logoreci ci ha dato una ricca galleria di figure indimenticabili per il modo magistrale con cui sono scolpite, per la forza espressiva e la realizzazione. La gamma dei ruoli interpretati da Maria è vasta e ricca di tipi e caratteri affini e contrari. La sua maestria interpretativa e la forza dell’emozione che caratterizza queste figure si estende dai lati più luminosi dell’animo umano fino agli estremi più oscuri e mostruosi.Ricordiamo Alisa Lengton, la borghesa capricciosa, conservatrice, ipocrita e razzista nel dramma "Le profonde radici".Kristina Padera l’ipocrita maligna, capo dei complottisti nel "Complotto dei condanati"Gertrude, la regina che lotta con se stessa senza trovare vie di uscite nell "Amleto"Fatime, la donna esperta di intrighi di carte, tanto servile quanto arrogante nell "Halili e Hajria"Bernarda Alba, la donna oscura, la dittatrice forte e sconvolgente.Chi mai ha veduto senza commoversi, senza asciugarsi una lagrima furtiva l’interpretazione di Maria nella Loke di "La nostra Terra". Così nelle opere di Shakespeare, Moliere, Lorca Gorki ecc. Come nelle opere nazionali di Kolë Jakova, Ndrek Luca, ecc., il numero dei personaggi interpretati e il grande numero di figure artistiche create da essa ci danno nella sua integrità l’interno ritratto di questa famosa artista. Questo ritratto è particormente espresivo con chiare caratteristiche individuali con una sua colorazione.Il carattere drammatico, l’espresività dei movimenti e delle caratteristiche, l’ardente temperamento hanno trovato una completa espressione in tutto il suo essere e nelle sua voce. Essa seppe imporre allo spettatore la figura artistica con tutti i mezzi del proprio arsenale artistico sin dalla ricchezza intonativa della voce fino alla natura dinamica ed espressiva delle sue caratteristiche. Essa seppe conoscere fino alla virtuosità la forza acustica della sua voce e la sua azione sullo spettatore.Il lungo lavoro come attrice fece si che le nascesse un interesse verso la regia. La sua attività di regista ebbe successo, ma era modesta e non occupa un posto importante nella sua opera creativa, ma testimonia in ogni modo dei suoi vasti interessi, del suo spirito creatore che non perse la propria vivacità nemmeno col passare degli anni.Maria era anche pioniere del cinema albanese. Essa era fra gli interpreti del primo film albanese di corto metraggio ed interpretò anche altri 12 film. L’interpretazione di Maria Logoreci nei film conserva in una certa misura le caratteristiche dell’interpretazione scenica. I primi ruoli nella cinematografia certamente hanno avuto la loro difficoltà ed essa stessa lo ha notato quando parla delle proprie interpretazioni nei film. È comprensibile che, essendo i primi passi della nostra cinematografia, gli attori del teatro davano un certo carattere teatrale all’interpretazione, però le eroine create da Maria nei film sono figure individualizzate che conservano il proprio valore nella storia della cinematografia albanese in raporto al proprio tempo.Maria rimase una grande attrice scenica. Essa creò la sua arte. Essendo un’acuta e osservatrice della vita del popolo giunse a raccoglire il nettare vitale e cospargere di esso la propria opera artistica dando allo spettatore l’anima umana, il dolore, la protesta, la rivolta, l’odio, il cinismo, l’ipocrisia, la furbizia ecc. quello che è l’essenza del ruolo, quell’incantesimo creato da una vera arte. Il suo linguaggio artistico e colorito, i mezzi scenici applicati da Maria sono stati da essa realizzati magistralmente dando ad essi il proprio suggello di interpretazione, ciò che era personale in questa grande attrice.I ruoli di maggior successo sono Jessie nella "Questione russa", Alisa Lengton nel dramma "Le profonde radici", Cristina Padera nel "Complotto dei condanati", Fatime nel "Halili e Hajrie", Aljana Petrovna nel dramma "I sei amanti", Loke nella "Nostra Terra", Lady Milford in "Amore e intrigo", Tringa nel dramma "I sette di Shala", Gertrude nell "Amleto", Bernarda Alba nel dramma "La casa di Bernarda Alba", Tadrahova nella "Morale della signora Dulska", la madre June nel "Grande muro inseparabile", Mara nel dramma "I Perkolgjinajt", La vecchia nel dramma "Il tetto di tutti", La madre nella "La ragazza dei monti", Gjela nel dramma "La grande inondazione".Il 19 giugno 1988 Maria Logoreci morì improvisamente di un attacco cardiaco nella sua casa in via "Lekë Dukagjini" a Tirana. Con questo libro desideriamo dare al lettore le opinioni professionali, critiche ed estetiche sull’attività artistica di Maria Logoreci dai critici, gli studiosi, i registi e le memorie su di lei da parte dei colleghi, artisti di teatro e di musica.