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Ricordi di colleghi
Kolë Jakova, Besa Imami, Ndrek Luca, Margarita Xhepa, Tish Daija, Pirro Mani,   Drita Pelingu, Agim Zajmi, Gjon Karma,
Ilia Shyti, Tinka Kurti, Klara Kodra, Pjerin Logoreci
 
Pensiero estetico, teatrale e profesionista
Mexhit Preçi, Gjovalin Shkurtaj, Vangjush Furxhi, Loni Papa, Yllka Mujo
Sull’arte dell’interpretazione
Maria Logoreci
                                                                                                                                                                                                                                                    

                                                                          

                                                                                    Yllka Mujo
                                                                                       attrice

 

                                                                                Maria Logoreci

                                                                (Frammento dal lavoro di diploma 1976)



L’attrice Maria Logoreci come ogni vero artista ha creato nella scena del Teatro Popolare la propria personalità artistica. La sua interpretazione era profondamente realistica. Essendo un’acuta osservatrice della vita del suo popolo, della vita della gente semplice, percependo con particolare maestria gli elementi della vita oggettiva, della realtà che si sviluppa intorno a lei, essa ha potuto sempre raccogliere quel materiale vitale che è il polline della futura opera d’arte. In questo fatto sta la base realistica della sua arte. D’altra parte l’attrice Maria Logoreci non è stata mai una semplice osservatrice e registratrice dei fatti elaborando il materiale percepito dalla vita, essa ha usato vari mezzi artistici per esprimere quel contenuto che è stato arricchito e elevato a un grande altezza, particolarmente nella creazione dei caratteri tipici. L’attrice ha materializzato questi caratteri precisamente partendo dalle caratteristiche essenziali del dato personaggio, il quale nonostante il fatto che sia gia presentato in forma letteraria dall’autore dell’opera drammatica è considerato da Maria Logoreci come uno studio che sarà completato e perfezionato basandosi sempre sulle sue percezioni artistiche. Tutto questo dipinge l’attrice Maria Logoreci com’un’artista del metodo creativo del realismo. Senza negare affatto i meriti dei registi possiamo dire senza esagerare che lei è una di quelle attrici dove l’iniziativa creativa originale ha seguito passo a passo l’analisi e la concretezza dell’individualizzazione del personaggio. Questa è stata una sua qualità, una delle caratteristiche espressive della sua coscienza e serietà del suo lavoro con l’eroe che lei ricrea.

L’artista Logoreci prova tutto quel processo che si sviluppa nello spirito dell’artista dal primo contatto con il materiale letterario, da quel che si chiama prima lettura del pezzo, all’analisi e fino alla materializzazione di tutto quel complesso ideoemozionale del personaggio. Quest’orientamento artistico l’ha guidata nel suo lavoro creativo da un ruolo all’altro anche negli anni della sua maturità.

Il lavoro tecnologico occupa il comprensibile e dovuto posto nel processo creativo ed è parte di quel processo, necessario e indispensabile. Maria non solo non ha mai sottovalutato il serio valore tecnologico, ma essa è stata l’esempio di una cosciente procedura nell’analisi e concretizzazione dei ritratti generalizzati dei personaggi da lei creati. Nel rapporto tra il lavoro tecnologico e la percezione ideoemozionale del dato materiale letterario sta l’origine del successo o il nonsuccesso, la realizzazione o il fallimento del ruolo. Maria non fu mai in tutta la sua lunga attività creativa un’illustratrice fredda, rigorosa, pedante della figura letteraria. Lei non ha imparato mai il ruolo, ma l’ha assimilato. Entrando in profondità della seconda vita, nella vita dell’eroina che interpretava, l’artista è riuscita nelle sue migliori interpretazioni a realizzare quell’identificazione della sua personalità coll’interpretazione della personalità del ruolo, che fa l’interpretazione convincente e indubbia attraverso la quale si trasmette prondamente l’anima umana, il dolore, il sentimento della protesta, la rivolta, l’odio, la forza interna o il cinismo, l’ipocrisia, quello che scaturisce dall’essenza del ruolo. Partendo dalla profondità dell’individualità dell’eroina e non dal costume o le caratteristiche ritoccate, l’attrice ha sempre messo in evidenza le sue catteristiche con realismo e forza convincente arrivando a una comunicazione sincera con lo spettatore che si riflette nella sua sensibilita con un elevato atteggiamento ideoemozionale.

Concentrato in quella cubatura scenica, illuminata dalle luci coloristiche dei proiettori, lo spettatore si trova legato con mille fili invisibili di emozioni coll’azione che si svolge in scena, con quelle variazioni, le fini sfumature delle parole, suoni, grida e pause che vengono dalla scena. Maria crea magistralmente questi rapporti musicali, questi intrecci della parlata col silenzio.

Completando il quadro generale della personalità artistica dell’attrice dobbiamo dire che la Logoreci sin dall’inizio e fino alla sua più tarda maturità ha avanzato progredendo continuamente verso i più alti livelli artistici. In questa maniera, da scena in scena, da un anno all’altro, lei ha perfezionato la sua maestria, ha elevato continuamente la forza espressiva della sua arte e le sue caratteristiche particolari.

Lo stile di Maria Logoreci ha l’impronta della sua natura. Il carattere drammatico, il temperamento, la rara capacità di comunicazione hanno trovato la loro piena espressione in tutti i movimenti e nella pronuncia originale. Essa sa imporre allo spettatore la figura artistica creata e ciò è realizzato con tutti i mezzi del suo arsenale attoriale, dalla ricchezza intonativa della voce fino alla sua natura dinamica. L’attrice è riuscita a conoscere bene, qualche volta fino alla virtuosità, la forza acustica dell’azione sullo spettatore. Una pausa scelta nel momento giusto, una parola bene inclusa per una attrice come Maria ha un effetto espressivo che è usata per realizzare un determinato obiettivo ideoemozionale. E così di passo in passo lo spettatore seguiva quello sviluppo dell’azione imposto dall’ attrice, in quella tensione drammatica che è stata sempre nell’essenza del suo stile. Uno stile come questo dell’artista aveva in sè il pericolo di oltrepassare la misura, di esagerazione. Ed è indubbio merito il fatto che lei non sia caduta mai in esagerazioni ideoemozionali, ma sia rimasta partner nei confini di una drammaticità sana, vera e potente.

La gamma dei ruoli interpretati da Logoreci è ampia e ricca. Lei ha interpretato estendendo la sua maestria interpretativa e forza emozionale dagli aspetti più luminosi dello spirito umano fino ai suoi limiti estremi più oscuri e mostruosi. Alisa Lengton ("Le profonde radici" di James Gow e D. D’Jusso) donna capricciosa, mondana, dalle pose eleganti dell’ "uguaglianza" e "fraternità", ma nel suo intimo conservatrice e piena di pregiudizi; Kristina Padera ("Il complotto dei condannati" di Nikollai Virta), ipocrita e perfida, donna senza scrupoli che è pronta a sacrificare ognuno pur di realizzare il suo scopo; Gertrude ("Amleto" di Shakespeare) obbligata ad interpretare un ruolo talmente ipocrita dinanzi a suo figlio tradito e fino a Loke ("La nostra terra" di Kole Jakova), Mara ("Perkolgjinajt" di Kole Jakova), Prenda ("La Ragazza dei monti" di Loni Papa), talmente conosciute e molti altri ruoli tra i più diversi che costituiscono la varietà visibile dell’opera dell’artista.

Maria Logreci è rimasta e vivrà nella memoria dello spettatore com’un’artista di una particolare forza artistica. Il suo ritratto è particolarmente espressivo con chiare caratteristiche individuali, con il suo colorito particolare, con quella costruzione irripetibile, interiore ed esteriore, affascinante, che distingue i veri artisti.

La nostra cinemarografia, non avendo nessuna tradizione come una nuova arte tra le nostre nuove arti nei suoi primi passi si rivolse, naturalmente, al teatro per trovare i suoi primi interpreti. Così che il peso e l’onore della creazione delle prime figure dello schermo toccò ai nostri distinti attori della scena come Naim Frashëri, Loro Kovaçi, Maria Logoreci, Tinka Kurti ecc.

L’interpretazione di Maria Logoreci nei nostri film come in "I suoi figli" (il primo film artistico, di corto metraggio), "Tana" (il primo film artistico), "Skenderbeu", "La nostra terra", "Missione speciale", "Eco al littorale" ecc., è caratterizzata dalle medesime caratteristiche che sono tipiche per la sua interpretazione scenica. Sicuramente facendo uso di tutte le sue capacità per adattarsi alle richieste specifiche di quest’arte, i suoi ruoli nei film portano in sè inizialmente i primi elementi esperimentali allontanandosi dall’interpretazione della figura come nel teatro poichè si sa che l’interpretazione della figura nel film ha la sua specificità. Gli attori che passano dal teatro al film all’inizio non possono realizzare con grande maestria le figure senza che vi restino tracce dell’interpretazione teatrale. Nei nostri primi film tutti erano giovani dai registi e sceneggiatori, attori e operatori e fino agli specialisti dell’illuminazione. Ciò nonostante, il debutto della vecchia attrice della nostra scena nello schermo del cinema era una felice estensione del suo talento ad un nuovo campo di creazione. Le eroine create da lei nei film sono figure che conserveranno il loro valore nella storia della nuova cinematografia albanese. La sua forza drammatica, l’energia dell’interpretazione e la capacità di analizzare e concretizzare in maniera convincente i personaggi interpretati spiccarono anche nel film. La sua arte conservò anche nello schermo la gamma coloristica dell’interpretazione e la verità dei mezzi espressivi; il lavoro artistico professionale perfezionò la maestria attoriale secondo la specificità dell’interpretazione nel film. Naturalmente tra la Loke della scena e quella del film ci sono differenze sensibili, nella prima la maestria dell’attrice è maggiore, ma in questa seconda fase si osservano sforzi ammirevoli e chiara orientazione per fare in modo che la sua interpretazione emozionale si manifesta con forza artistica anche nel film evitando la teatralità e approfondendo il realismo, la semplicità e la sincerita che sono caratteristiche di Maria come attrice del teatro. Possiamo dire che Maria Logoreci ha un suo posto tra i primi pionieri della cinematografia albanese.

Il lungo tempo di lavoro come attrice famigliarizzò tanto Maria con il teatro da farle sorgere col tempo un interesse anche per l’arte della regìa il quale, naturalmente, richiede alcune qualità particolari che qualche volta sono rivelate dal tempo e le circostanze. È comprensibile che il contributo della Logoreci come registà sia modesto e non occupi qualche posto particolare nella sua creatività, ma, ciò nonostante, esso testimonia di larghi interessi e del suo spirito creativo che non ha perso punto la sua vivacità nè con il passare degli anni nè per il grande peso di un ampio e vario repertorio. Come regista essa si distinse per la sua messa in scena al Teatro Popolare del dramma "La luce" di Mimika Luca, ma anche di altre opere teatrali rappresentate da gruppi di diletanti.

Lo spirito di collaborazione e di aiuto reciproco che ha caratterizzato le relazioni tra le diverse generazioni dei nostri artisti della scena è un’insegnamento permanente e valevole per noi giovani. Per me resteranno indimenticabili le conversazioni cordiali, emozionanti e interessanti, con l’Artista del Popolo Maria Logoreci. I suoi saggi consigli emanati dalla lunga esperienza sono di grande aiuto per accrescere la capacità d’interpretazione, la maestria artistica, sopratutto la sensibilità e la realizzazione della figura.

Il contributo scenico dell’attrice Maria Logoreci è un modello di legame dell’artista con la vita del suo popolo, un modello del modo di vivere la figura, della veridicità in rapporto alla vita e della sua fusione con l’originalità della figura che è di una natura particolare in Maria.





Una creazione riuscita.



1978



Nel successo meritato dello spettacolo del dramma "La grande inondazione" di Kole Jakova nell’interpretazione del Teatro Popolare con regista l’artista emerito Pirro Mani un posto importante occupa l’interpretazione dell’Artista del Popolo Maria Logoreci nel ruolo di Gjela. A fianco delle altre indimenticabili figure sceniche che questa attrice ha datto di tempo in tempo per il nostro pubblico anche questa nuova creazione ci suscita profonde emozioni, ci fa pensare e trarre utili conclusioni. Gjela è la figura centrale del dramma, con uno spirito ricco e pieno di contraddizioni. L’interpretazione di Maria Logoreci completamente in funzione del personaggio creato, conserva la semplicità del suo sviluppo e la gradualità della crescita emozionale giungendo nei momenti culminanti del dramma a potenti esplosioni convincenti. Questo, l’attrice lo raggiunge evitando ogni rumore e nervosismo esteriore e senza cadere in ingiustificati effetti melodramatici. La sua Gjela è irripetibile, ogni creazione di vero artista che è impossibile riprodurre. Questa vecchia severa e fin dell’apparenza litigiosa, insoddisfatta di tutti e di tutto, ciò che succedde intorno a lei, serba nel suo intimo profondi sentimenti umani e un amore commovente per il suo paese e per la vita.

L’attrice affronta con successo le potenti contrapposizioni emozionali, come per esempio il dialogo di Gjela al momento della conoscenza con Bardha che è la sposa di suo nipote, ma anche la figlia di chi ha ucciso suo figlio. La scossa emozionale è forte e la sua interpretazione è recisa e precisa, senza inutili ornamenti. Essa con passi lenti ma gravi, si dirige com’un ombra di malaugurio, come una statua della dignità offesa, colpisce con un bastone ogni cosa che si trova vicina e solamente con uno sguardo scansa Pal senza gridi, senza inutili sospiri e gesti eccessivi. La sua collera è grande e potente, ma ecco che ella s’imbatte con Gjergj e basta una sua semplice domanda "Dove andrai?" per volgere in disperazione il fiume turbolento della sua collera. Tutto ciò è espresso da Maria con la forza sconvolgente della sua voce e le sue membra tremanti. Tutto il bagaglio della sua esperienza di vita e di arte scenica è adoperato per riempire di vitalità il personaggio interpretato. Gjela è allo stesso tempo severa e sensibile. Dispiegando le qualità dello spirito di questa montanara, la sua irremovibile autorità e il suo affetto, l’Artista del Popolo, Maria Logoreci mostra nello stesso tempo la sua maestria artistica al massimo grado, la capacità d’osservazione nella vita e la lunga esperienza in scena.

Essa è talmente credibile che in alcuni momenti del suo ruolo ti fa dimenticare che sei in teatro poichè le emozioni ti toccano profondamente. Ella è talmente concreta che i mezzi di espressione attoriali sono quasi insensibili e sempre al servizio dell’azione ideoemozionale. In questa maniera con il suo temperamento artistico ella rivela davanti a noi chiare caratteristiche albanesi dell’interpretazione scenica. E questi sono valori che devono essere un grande insegnamento per la nuova generazione degli attori. Passando da uno stato psicologico all’altro Maria analizza con maestria la vita di Gjela fino ai più minuti dettagli, ma conservando il livello dell’interpretazione. Maria trasmette ogni gesto e sfumatura della forza e delle esplosioni drammatiche di Gjela in un modo molto umano e convincente fino alla fine. Immaginate questa vecchia imponente accecata dall’ingenuità e i pregiudizi quando improvisamente vede le cose nella loro vera luce. La Gjela di Maria è sconvolta, si smarrisce, si aggira e non sa cosa fare. Una grande cosa si è rovesciata nella sua coscienza. Si è lacerato per un solo momento il possente sipario dei secoli e essa al colmo della disperazione si sfoga nel suo monologo. Con una grande intensità drammatica, irrigidità, come una statua sciagurata del passato che crolla, essa si leva davanti allo spettatore come una figura drammatica indimenticabile. In ogni spettacolo lo spettatore accompagna con applausi questa vetta del suo ruolo. Oltre questa svolta di coscienza abbiamo un’altra Gjela completamente cosciente del suo grande errore.

Voglio aggiungere in fine alcune parole sui meriti della sua interpretazione giudicando dalla posizione del partner. Maria, in dialogo con essa, non la ostacola mai, al contrario riesce a elaborare il momento sviluppandolo con precisione fin’alla replica seguente, in armania con il ritmo generale. Attraverso il suo sguardo ella è in grado di esprimere sentimenti forti e sconvolgenti, gli occhi ora le splendono dalla gioia e ora si oscurano dalla disperazione e l’afflizione per suo marito e il figlio ucciso e ora brillano dal grande odio per la perfidia. Allo spettatore resta in mente quell’ammirazione quasi infantile che luccica negli occhi di Gjela-Maria quando ella parla con le giovani. Sembra che in quei momenti abbia dimenticato tutte le difficoltà della vita e le piaghe del cuore. Si ringiovaniscono e si rigenerano anche i movimenti delle sue membra in un grado incredibile.

La forze espressiva degli occhi dell’attrice accompagna tutti i movimenti plastici della faccia. I violenti movimenti, i numerosi contrasti e la grande sensibilità plastica della faccia costituiscono la forza espressiva principale del suo ritratto scenico.

Spontaneamente senza comprendere nemmeno lei stessa la partner vive profondamente le conseguenza di quello sguardo e le parole cominciano a sgorgarle non premeditate, ma spontanee come succede nella vita. Così il dialogo si fa immediatamente vivo e emozionale. Alla fine della scena quando capisce che Bardha è la figlia dell’uccisore la sua mano che ha toccato e accarezzato con tanto amore la mano della nuora istantaneamente si irrigidisce e resta in un tale stato per un pò di tempo.

E ora ricordiamo la fine del dramma dove i lineamenti aspri della faccia si addolciscono e lo spirito si illumina tuto da una nuova luce. Ella si rivolge a Bardha: "Vieni, amore" e le lacrime le luccicano negli occhi, le lacrime della gioia, le lacrime del pentimento, della profonda commozione. Nessun gesto artificiale, nessun suono falso, nessun sforzo per effetti speculativi. Lo spettatore è emozionato dalla sua interpretazione e Gjela gli resta impressa nella memoria com’un essere umano vivo, vero. La veridicità dell’interpretazione della Logoreci sta nel fatto che la sua interpretazione non è basata sui movimenti e le pose esteriori, non vede il messaggio attraverso una forma immaginata già prima. I suoi movimenti plastici appaiono come conseguenza naturale dei movimenti interni dei sentimenti e ciò si vede nel carattere limitato dei movimenti. Questa limitatezza di gesti non deriva da qualche contegno razionale di fronte alla creazione che porterebbe ad un impoverimento spirituale del ruolo, ma è conseguenza della semplicità realistica del concepimento dello stesso processo di crezione. Una tale qualità scaturisce dalla stessa natura dell’artista ed è una prova del sano carattere realistico della sua arte.

L’interpretazione di Maria Logoreci nel dramma "La grande inondazione" è un successo importante nella galeria dei tipi creati da lei. Gjela di Maria Logoreci parallelamente alla soddisfazione che ci dà come creazione attoriale è utile in maniera concreta ai giovani artisti del teatro com’un utile esperienza.