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| Maria Logoreci |
Yllka Mujo
attrice
Maria Logoreci
(Frammento dal lavoro di diploma 1976)
L’attrice Maria Logoreci come ogni vero artista ha creato nella scena del Teatro
Popolare la propria personalità artistica. La sua interpretazione era
profondamente realistica. Essendo un’acuta osservatrice della vita del suo
popolo, della vita della gente semplice, percependo con particolare maestria gli
elementi della vita oggettiva, della realtà che si sviluppa intorno a lei, essa
ha potuto sempre raccogliere quel materiale vitale che è il polline della futura
opera d’arte. In questo fatto sta la base realistica della sua arte. D’altra
parte l’attrice Maria Logoreci non è stata mai una semplice osservatrice e
registratrice dei fatti elaborando il materiale percepito dalla vita, essa ha
usato vari mezzi artistici per esprimere quel contenuto che è stato arricchito e
elevato a un grande altezza, particolarmente nella creazione dei caratteri
tipici. L’attrice ha materializzato questi caratteri precisamente partendo dalle
caratteristiche essenziali del dato personaggio, il quale nonostante il fatto
che sia gia presentato in forma letteraria dall’autore dell’opera drammatica è
considerato da Maria Logoreci come uno studio che sarà completato e perfezionato
basandosi sempre sulle sue percezioni artistiche. Tutto questo dipinge l’attrice
Maria Logoreci com’un’artista del metodo creativo del realismo. Senza negare
affatto i meriti dei registi possiamo dire senza esagerare che lei è una di
quelle attrici dove l’iniziativa creativa originale ha seguito passo a passo
l’analisi e la concretezza dell’individualizzazione del personaggio. Questa è
stata una sua qualità, una delle caratteristiche espressive della sua coscienza
e serietà del suo lavoro con l’eroe che lei ricrea.
L’artista Logoreci prova tutto quel processo che si sviluppa nello spirito
dell’artista dal primo contatto con il materiale letterario, da quel che si
chiama prima lettura del pezzo, all’analisi e fino alla materializzazione di
tutto quel complesso ideoemozionale del personaggio. Quest’orientamento
artistico l’ha guidata nel suo lavoro creativo da un ruolo all’altro anche negli
anni della sua maturità.
Il lavoro tecnologico occupa il comprensibile e dovuto posto nel processo
creativo ed è parte di quel processo, necessario e indispensabile. Maria non
solo non ha mai sottovalutato il serio valore tecnologico, ma essa è stata
l’esempio di una cosciente procedura nell’analisi e concretizzazione dei
ritratti generalizzati dei personaggi da lei creati. Nel rapporto tra il lavoro
tecnologico e la percezione ideoemozionale del dato materiale letterario sta
l’origine del successo o il nonsuccesso, la realizzazione o il fallimento del
ruolo. Maria non fu mai in tutta la sua lunga attività creativa un’illustratrice
fredda, rigorosa, pedante della figura letteraria. Lei non ha imparato mai il
ruolo, ma l’ha assimilato. Entrando in profondità della seconda vita, nella vita
dell’eroina che interpretava, l’artista è riuscita nelle sue migliori
interpretazioni a realizzare quell’identificazione della sua personalità
coll’interpretazione della personalità del ruolo, che fa l’interpretazione
convincente e indubbia attraverso la quale si trasmette prondamente l’anima
umana, il dolore, il sentimento della protesta, la rivolta, l’odio, la forza
interna o il cinismo, l’ipocrisia, quello che scaturisce dall’essenza del ruolo.
Partendo dalla profondità dell’individualità dell’eroina e non dal costume o le
caratteristiche ritoccate, l’attrice ha sempre messo in evidenza le sue
catteristiche con realismo e forza convincente arrivando a una comunicazione
sincera con lo spettatore che si riflette nella sua sensibilita con un elevato
atteggiamento ideoemozionale.
Concentrato in quella cubatura scenica, illuminata dalle luci coloristiche dei
proiettori, lo spettatore si trova legato con mille fili invisibili di emozioni
coll’azione che si svolge in scena, con quelle variazioni, le fini sfumature
delle parole, suoni, grida e pause che vengono dalla scena. Maria crea
magistralmente questi rapporti musicali, questi intrecci della parlata col
silenzio.
Completando il quadro generale della personalità artistica dell’attrice dobbiamo
dire che la Logoreci sin dall’inizio e fino alla sua più tarda maturità ha
avanzato progredendo continuamente verso i più alti livelli artistici. In questa
maniera, da scena in scena, da un anno all’altro, lei ha perfezionato la sua
maestria, ha elevato continuamente la forza espressiva della sua arte e le sue
caratteristiche particolari.
Lo stile di Maria Logoreci ha l’impronta della sua natura. Il carattere
drammatico, il temperamento, la rara capacità di comunicazione hanno trovato la
loro piena espressione in tutti i movimenti e nella pronuncia originale. Essa sa
imporre allo spettatore la figura artistica creata e ciò è realizzato con tutti
i mezzi del suo arsenale attoriale, dalla ricchezza intonativa della voce fino
alla sua natura dinamica. L’attrice è riuscita a conoscere bene, qualche volta
fino alla virtuosità, la forza acustica dell’azione sullo spettatore. Una pausa
scelta nel momento giusto, una parola bene inclusa per una attrice come Maria ha
un effetto espressivo che è usata per realizzare un determinato obiettivo
ideoemozionale. E così di passo in passo lo spettatore seguiva quello sviluppo
dell’azione imposto dall’ attrice, in quella tensione drammatica che è stata
sempre nell’essenza del suo stile. Uno stile come questo dell’artista aveva in
sè il pericolo di oltrepassare la misura, di esagerazione. Ed è indubbio merito
il fatto che lei non sia caduta mai in esagerazioni ideoemozionali, ma sia
rimasta partner nei confini di una drammaticità sana, vera e potente.
La gamma dei ruoli interpretati da Logoreci è ampia e ricca. Lei ha interpretato
estendendo la sua maestria interpretativa e forza emozionale dagli aspetti più
luminosi dello spirito umano fino ai suoi limiti estremi più oscuri e mostruosi.
Alisa Lengton ("Le profonde radici" di James Gow e D. D’Jusso) donna
capricciosa, mondana, dalle pose eleganti dell’ "uguaglianza" e "fraternità", ma
nel suo intimo conservatrice e piena di pregiudizi; Kristina Padera ("Il
complotto dei condannati" di Nikollai Virta), ipocrita e perfida, donna senza
scrupoli che è pronta a sacrificare ognuno pur di realizzare il suo scopo;
Gertrude ("Amleto" di Shakespeare) obbligata ad interpretare un ruolo talmente
ipocrita dinanzi a suo figlio tradito e fino a Loke ("La nostra terra" di Kole
Jakova), Mara ("Perkolgjinajt" di Kole Jakova), Prenda ("La Ragazza dei monti"
di Loni Papa), talmente conosciute e molti altri ruoli tra i più diversi che
costituiscono la varietà visibile dell’opera dell’artista.
Maria Logreci è rimasta e vivrà nella memoria dello spettatore com’un’artista di
una particolare forza artistica. Il suo ritratto è particolarmente espressivo
con chiare caratteristiche individuali, con il suo colorito particolare, con
quella costruzione irripetibile, interiore ed esteriore, affascinante, che
distingue i veri artisti.
La nostra cinemarografia, non avendo nessuna tradizione come una nuova arte tra
le nostre nuove arti nei suoi primi passi si rivolse, naturalmente, al teatro
per trovare i suoi primi interpreti. Così che il peso e l’onore della creazione
delle prime figure dello schermo toccò ai nostri distinti attori della scena
come Naim Frashëri, Loro Kovaçi, Maria Logoreci, Tinka Kurti ecc.
L’interpretazione di Maria Logoreci nei nostri film come in "I suoi figli" (il
primo film artistico, di corto metraggio), "Tana" (il primo film artistico),
"Skenderbeu", "La nostra terra", "Missione speciale", "Eco al littorale" ecc., è
caratterizzata dalle medesime caratteristiche che sono tipiche per la sua
interpretazione scenica. Sicuramente facendo uso di tutte le sue capacità per
adattarsi alle richieste specifiche di quest’arte, i suoi ruoli nei film portano
in sè inizialmente i primi elementi esperimentali allontanandosi
dall’interpretazione della figura come nel teatro poichè si sa che
l’interpretazione della figura nel film ha la sua specificità. Gli attori che
passano dal teatro al film all’inizio non possono realizzare con grande maestria
le figure senza che vi restino tracce dell’interpretazione teatrale. Nei nostri
primi film tutti erano giovani dai registi e sceneggiatori, attori e operatori e
fino agli specialisti dell’illuminazione. Ciò nonostante, il debutto della
vecchia attrice della nostra scena nello schermo del cinema era una felice
estensione del suo talento ad un nuovo campo di creazione. Le eroine create da
lei nei film sono figure che conserveranno il loro valore nella storia della
nuova cinematografia albanese. La sua forza drammatica, l’energia
dell’interpretazione e la capacità di analizzare e concretizzare in maniera
convincente i personaggi interpretati spiccarono anche nel film. La sua arte
conservò anche nello schermo la gamma coloristica dell’interpretazione e la
verità dei mezzi espressivi; il lavoro artistico professionale perfezionò la
maestria attoriale secondo la specificità dell’interpretazione nel film.
Naturalmente tra la Loke della scena e quella del film ci sono differenze
sensibili, nella prima la maestria dell’attrice è maggiore, ma in questa seconda
fase si osservano sforzi ammirevoli e chiara orientazione per fare in modo che
la sua interpretazione emozionale si manifesta con forza artistica anche nel
film evitando la teatralità e approfondendo il realismo, la semplicità e la
sincerita che sono caratteristiche di Maria come attrice del teatro. Possiamo
dire che Maria Logoreci ha un suo posto tra i primi pionieri della
cinematografia albanese.
Il lungo tempo di lavoro come attrice famigliarizzò tanto Maria con il teatro da
farle sorgere col tempo un interesse anche per l’arte della regìa il quale,
naturalmente, richiede alcune qualità particolari che qualche volta sono
rivelate dal tempo e le circostanze. È comprensibile che il contributo della
Logoreci come registà sia modesto e non occupi qualche posto particolare nella
sua creatività, ma, ciò nonostante, esso testimonia di larghi interessi e del
suo spirito creativo che non ha perso punto la sua vivacità nè con il passare
degli anni nè per il grande peso di un ampio e vario repertorio. Come regista
essa si distinse per la sua messa in scena al Teatro Popolare del dramma "La
luce" di Mimika Luca, ma anche di altre opere teatrali rappresentate da gruppi
di diletanti.
Lo spirito di collaborazione e di aiuto reciproco che ha caratterizzato le
relazioni tra le diverse generazioni dei nostri artisti della scena è
un’insegnamento permanente e valevole per noi giovani. Per me resteranno
indimenticabili le conversazioni cordiali, emozionanti e interessanti, con
l’Artista del Popolo Maria Logoreci. I suoi saggi consigli emanati dalla lunga
esperienza sono di grande aiuto per accrescere la capacità d’interpretazione, la
maestria artistica, sopratutto la sensibilità e la realizzazione della figura.
Il contributo scenico dell’attrice Maria Logoreci è un modello di legame
dell’artista con la vita del suo popolo, un modello del modo di vivere la
figura, della veridicità in rapporto alla vita e della sua fusione con
l’originalità della figura che è di una natura particolare in Maria.
Una creazione riuscita.
1978
Nel successo meritato dello spettacolo del dramma "La grande inondazione" di
Kole Jakova nell’interpretazione del Teatro Popolare con regista l’artista
emerito Pirro Mani un posto importante occupa l’interpretazione dell’Artista del
Popolo Maria Logoreci nel ruolo di Gjela. A fianco delle altre indimenticabili
figure sceniche che questa attrice ha datto di tempo in tempo per il nostro
pubblico anche questa nuova creazione ci suscita profonde emozioni, ci fa
pensare e trarre utili conclusioni. Gjela è la figura centrale del dramma, con
uno spirito ricco e pieno di contraddizioni. L’interpretazione di Maria Logoreci
completamente in funzione del personaggio creato, conserva la semplicità del suo
sviluppo e la gradualità della crescita emozionale giungendo nei momenti
culminanti del dramma a potenti esplosioni convincenti. Questo, l’attrice lo
raggiunge evitando ogni rumore e nervosismo esteriore e senza cadere in
ingiustificati effetti melodramatici. La sua Gjela è irripetibile, ogni
creazione di vero artista che è impossibile riprodurre. Questa vecchia severa e
fin dell’apparenza litigiosa, insoddisfatta di tutti e di tutto, ciò che
succedde intorno a lei, serba nel suo intimo profondi sentimenti umani e un
amore commovente per il suo paese e per la vita.
L’attrice affronta con successo le potenti contrapposizioni emozionali, come per
esempio il dialogo di Gjela al momento della conoscenza con Bardha che è la
sposa di suo nipote, ma anche la figlia di chi ha ucciso suo figlio. La scossa
emozionale è forte e la sua interpretazione è recisa e precisa, senza inutili
ornamenti. Essa con passi lenti ma gravi, si dirige com’un ombra di malaugurio,
come una statua della dignità offesa, colpisce con un bastone ogni cosa che si
trova vicina e solamente con uno sguardo scansa Pal senza gridi, senza inutili
sospiri e gesti eccessivi. La sua collera è grande e potente, ma ecco che ella
s’imbatte con Gjergj e basta una sua semplice domanda "Dove andrai?" per volgere
in disperazione il fiume turbolento della sua collera. Tutto ciò è espresso da
Maria con la forza sconvolgente della sua voce e le sue membra tremanti. Tutto
il bagaglio della sua esperienza di vita e di arte scenica è adoperato per
riempire di vitalità il personaggio interpretato. Gjela è allo stesso tempo
severa e sensibile. Dispiegando le qualità dello spirito di questa montanara, la
sua irremovibile autorità e il suo affetto, l’Artista del Popolo, Maria Logoreci
mostra nello stesso tempo la sua maestria artistica al massimo grado, la
capacità d’osservazione nella vita e la lunga esperienza in scena.
Essa è talmente credibile che in alcuni momenti del suo ruolo ti fa dimenticare
che sei in teatro poichè le emozioni ti toccano profondamente. Ella è talmente
concreta che i mezzi di espressione attoriali sono quasi insensibili e sempre al
servizio dell’azione ideoemozionale. In questa maniera con il suo temperamento
artistico ella rivela davanti a noi chiare caratteristiche albanesi
dell’interpretazione scenica. E questi sono valori che devono essere un grande
insegnamento per la nuova generazione degli attori. Passando da uno stato
psicologico all’altro Maria analizza con maestria la vita di Gjela fino ai più
minuti dettagli, ma conservando il livello dell’interpretazione. Maria trasmette
ogni gesto e sfumatura della forza e delle esplosioni drammatiche di Gjela in un
modo molto umano e convincente fino alla fine. Immaginate questa vecchia
imponente accecata dall’ingenuità e i pregiudizi quando improvisamente vede le
cose nella loro vera luce. La Gjela di Maria è sconvolta, si smarrisce, si
aggira e non sa cosa fare. Una grande cosa si è rovesciata nella sua coscienza.
Si è lacerato per un solo momento il possente sipario dei secoli e essa al colmo
della disperazione si sfoga nel suo monologo. Con una grande intensità
drammatica, irrigidità, come una statua sciagurata del passato che crolla, essa
si leva davanti allo spettatore come una figura drammatica indimenticabile. In
ogni spettacolo lo spettatore accompagna con applausi questa vetta del suo
ruolo. Oltre questa svolta di coscienza abbiamo un’altra Gjela completamente
cosciente del suo grande errore.
Voglio aggiungere in fine alcune parole sui meriti della sua interpretazione
giudicando dalla posizione del partner. Maria, in dialogo con essa, non la
ostacola mai, al contrario riesce a elaborare il momento sviluppandolo con
precisione fin’alla replica seguente, in armania con il ritmo generale.
Attraverso il suo sguardo ella è in grado di esprimere sentimenti forti e
sconvolgenti, gli occhi ora le splendono dalla gioia e ora si oscurano dalla
disperazione e l’afflizione per suo marito e il figlio ucciso e ora brillano dal
grande odio per la perfidia. Allo spettatore resta in mente quell’ammirazione
quasi infantile che luccica negli occhi di Gjela-Maria quando ella parla con le
giovani. Sembra che in quei momenti abbia dimenticato tutte le difficoltà della
vita e le piaghe del cuore. Si ringiovaniscono e si rigenerano anche i movimenti
delle sue membra in un grado incredibile.
La forze espressiva degli occhi dell’attrice accompagna tutti i movimenti
plastici della faccia. I violenti movimenti, i numerosi contrasti e la grande
sensibilità plastica della faccia costituiscono la forza espressiva principale
del suo ritratto scenico.
Spontaneamente senza comprendere nemmeno lei stessa la partner vive
profondamente le conseguenza di quello sguardo e le parole cominciano a
sgorgarle non premeditate, ma spontanee come succede nella vita. Così il dialogo
si fa immediatamente vivo e emozionale. Alla fine della scena quando capisce che
Bardha è la figlia dell’uccisore la sua mano che ha toccato e accarezzato con
tanto amore la mano della nuora istantaneamente si irrigidisce e resta in un
tale stato per un pò di tempo.
E ora ricordiamo la fine del dramma dove i lineamenti aspri della faccia si
addolciscono e lo spirito si illumina tuto da una nuova luce. Ella si rivolge a
Bardha: "Vieni, amore" e le lacrime le luccicano negli occhi, le lacrime della
gioia, le lacrime del pentimento, della profonda commozione. Nessun gesto
artificiale, nessun suono falso, nessun sforzo per effetti speculativi. Lo
spettatore è emozionato dalla sua interpretazione e Gjela gli resta impressa
nella memoria com’un essere umano vivo, vero. La veridicità dell’interpretazione
della Logoreci sta nel fatto che la sua interpretazione non è basata sui
movimenti e le pose esteriori, non vede il messaggio attraverso una forma
immaginata già prima. I suoi movimenti plastici appaiono come conseguenza
naturale dei movimenti interni dei sentimenti e ciò si vede nel carattere
limitato dei movimenti. Questa limitatezza di gesti non deriva da qualche
contegno razionale di fronte alla creazione che porterebbe ad un impoverimento
spirituale del ruolo, ma è conseguenza della semplicità realistica del
concepimento dello stesso processo di crezione. Una tale qualità scaturisce
dalla stessa natura dell’artista ed è una prova del sano carattere realistico
della sua arte.
L’interpretazione di Maria Logoreci nel dramma "La grande inondazione" è un
successo importante nella galeria dei tipi creati da lei. Gjela di Maria
Logoreci parallelamente alla soddisfazione che ci dà come creazione attoriale è
utile in maniera concreta ai giovani artisti del teatro com’un utile esperienza.