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Ricordi di colleghi
Kolë Jakova, Besa Imami, Ndrek Luca, Margarita Xhepa, Tish Daija, Pirro Mani,   Drita Pelingu, Agim Zajmi, Gjon Karma,
Ilia Shyti, Tinka Kurti, Klara Kodra, Pjerin Logoreci
 
Pensiero estetico, teatrale e profesionista
Mexhit Preçi, Gjovalin Shkurtaj, Vangjush Furxhi, Loni Papa, Yllka Mujo
 
Sull’arte dell’interpretazione
Maria Logoreci

 

                                                                                                                                                                                  

                                                                            Tinka Kurti
                                                                                attrice



                                                                   
Una grande e rara attrice



Come oggi mi ricordo il primo strano incontro con Maria Logoreci. Io venivo da Scutari a Tirana per seguire gli studi nella scuola media professionale, ma il caso fece che il convitto della scuola fosse occupato e mi mandarono al convitto del Liceo Artistico. Forse per fortuna non ritornai più alla scuola media professionale di costruzione perchè mi proposero (qui voglio ricordare il nostro indimenticabile compositore Tonin Harapi) di ferquentare la scuola dell’arte drammatica e per questo dovevo dare un esame. L’esame doveva svolgersi in presenza del regista russo Dudin, un regista molto rinomato che rimase per poco tempo al Teatro Popolare. In sala c’erano alcuni attori, il regista russo e il nostro regista Anton Pano. Io sapevo che al Teatro Popolare c’erano molti noti attori di Scutari. Quella che attrasse la mia attenzione era una donna molto bella in fondo alla sala che era seduta vicino alla stufa e che metteva della legna nel forno. Nel frattempo l’esame era cominciato e io rispondendo alle domande del regista russo gli dissi che giocavo al calcio. Allora lui mi domando se andavo allo stadio. Io non sapevo che cosa fosse lo stadio. In questo momento intervenne quella bella donna e con una voce melodiosa disse:

- Noi di Scutari diciamo "Campo del pallone!"

Mi sorprese la voce che mi sembrava d’avere sentita da qualche parte, talmente caratteristica era. E non mi ero sbagliato, l’avevo ascoltata alla radio dove cantava Maria. Dunque, questa era Maria Logoreci. Poi il regista mi diede da riprovare una scena nella quale io gettavo un pallone. Dopo aver gettato il pallone immaginario e asciugato le mani lui mi domandò conto dei gesti che avevo compiuto. Io gli dissi:

- Mi asciugo le mani perchè mi picchia la mamma!

- Ma quando ti picchia la mamma in qualche altro caso?

- La mamma mi picchia anche quando vado a seppellire i morti.

Ma loro non comprendevano che cosa volevo dire con le mie parole: "andare a seppellire i morti." Allora la bella donna, che era proprio Maria, si stacca dal fondo e viene a guardarmi meravigliata e mi dice:

- Cosa stai dicendo?

- Io vado a seppellire i morti!

- Ma perchè, o ragazza coraggiosa?

Nel fratempo questa conversazione interruppe la mia prova.

- Non lo so, ma quando vedo le necrologie mi sento male e vado a cantare i lamenti funebri.

- Ma tu vai dai cattolici o musulmani?

- Vado da tutti.

- Ma dagli uomini o dalle donne?

- Vado da tutti, - rispondo di nuovo.

Allora ella si rivolse alla comissione:

- E inutile che facciate delle prove a questa ragazza, capite bene qual’è la sua natura, il suo carattere. Questa è un’attrice nata, ella vuole piangere i morti, vuole interpretare soggetti drammatici, - disse Maria col suo dialetto di Scutari molto bello. Durante il periodo degli studi a scuola io frequentavo continuamente le sue interpretazioni al teatro, e ormai con duplice simpatia. Passarono gli anni e a Scutari, venne il Teatro Popolare con il dramma "Il complotto dei condannati". In questo spettacolo Maria era un fenomeno. Non potevo pensare che Maria potesse creare una tale figura, un carattere talmente differente, era incredibile che fosse Maria. Oppure ricordare lo spettacolo che ebbe vasta eco a Scutari "Halili e Hajria" di Kole Jakova. Qui Maria benchè interpretasse un piccolo ruolo, io non la dimenticherò, non dimenticherò neppure la reazione dello spettatore al teatro estivo di Scutari che conteneva forse 2000 persone quando il partner dice:

- La signora ha perso la voce!

La battuta di Maria:

- Uuuh, non ce ne frega niente!

Gli spettatori si levarono in piedi, applaudirono e acclamarono interroppendo la rappresentazione. Pensateci un pò, il teatro estivo era aperto, senza microfoni, ma la sua voce melodiosa e sonante di Maria riempiva lo spazio. Lo spettatore l’amava, l’adorava. Piu tardi io ho avuto l’accasione di interpretare con Maria, Loro, Ndreka nel dramma "La nostra terra" in un comune spettacolo (si deve dire qui che "La nostra terra" è stata messa in scena anche dal Teatro di Scutari) dove Loke Tuçi e Leka erano del teatro di Tirana. Secondo me, non volendo offendere nessuno, quello era uno spettacolo brillante che non si ripete. E forse è stato proprio questo ruolo, Filja, che mi disse "resta al teatro". Avevo cominciato il mio lavoro al teatro nel ’49, il dramma fu messo in scena nel ‘54. Io ero incerta, dovevo restare al teatro o no? Perchè è preferibile non essere affatto che essere ultimo. In questo spettacolo io ebbi successo, lo spettatore lo accolse con ovazioni e la stampa pubblicò buoni articoli. Ma la cosa più interessante era il fatto che nonostante la meraviglia realizzata da Maria Logoreci con Loke, (è anch’oggi lo spettatore quella Loke conosce), il pubblico era soddisfatto della mia realizzazione e fui presentata con benevolenza più d’una volta ai presenti.

Insieme con Maria ho interpretato anche dei film, cominciando da "Tana". Ma il film ha la specificità che l’attore e partner nel ruolo non è partner nello studio. Così in questo film non siamo restate a lungo insieme, perchè Maria a causa dei suoi problemi famigliari si allontanava spesso per andare a Tirana. Molto più tardi ho interpretato nel film "L’operazione fuoco" e mi ricordo bene la disciplina interiore che aveva quella donna, era un esempio per tutti noi, il film si girava di notte in ambiente umido. Si preparava per prima e insisteva per ripetere, per girare di nuovo.

- Maria, - diceva il regista, - ma andavi bene!

- No, no, lo sento, dobbiamo girare di nuovo domani!

Lei era una scuola per tutti noi e lasciò una scuola all’arte albanese. Io l’ho seguita continuamente e penso di aver imparato molto da lei.