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| Maria Logoreci |
Tinka Kurti
attrice
Una grande e rara attrice
Come oggi mi ricordo il primo strano incontro con Maria Logoreci. Io venivo da
Scutari a Tirana per seguire gli studi nella scuola media professionale, ma il
caso fece che il convitto della scuola fosse occupato e mi mandarono al convitto
del Liceo Artistico. Forse per fortuna non ritornai più alla scuola media
professionale di costruzione perchè mi proposero (qui voglio ricordare il nostro
indimenticabile compositore Tonin Harapi) di ferquentare la scuola dell’arte
drammatica e per questo dovevo dare un esame. L’esame doveva svolgersi in
presenza del regista russo Dudin, un regista molto rinomato che rimase per poco
tempo al Teatro Popolare. In sala c’erano alcuni attori, il regista russo e il
nostro regista Anton Pano. Io sapevo che al Teatro Popolare c’erano molti noti
attori di Scutari. Quella che attrasse la mia attenzione era una donna molto
bella in fondo alla sala che era seduta vicino alla stufa e che metteva della
legna nel forno. Nel frattempo l’esame era cominciato e io rispondendo alle
domande del regista russo gli dissi che giocavo al calcio. Allora lui mi domando
se andavo allo stadio. Io non sapevo che cosa fosse lo stadio. In questo momento
intervenne quella bella donna e con una voce melodiosa disse:
- Noi di Scutari diciamo "Campo del pallone!"
Mi sorprese la voce che mi sembrava d’avere sentita da qualche parte, talmente
caratteristica era. E non mi ero sbagliato, l’avevo ascoltata alla radio dove
cantava Maria. Dunque, questa era Maria Logoreci. Poi il regista mi diede da
riprovare una scena nella quale io gettavo un pallone. Dopo aver gettato il
pallone immaginario e asciugato le mani lui mi domandò conto dei gesti che avevo
compiuto. Io gli dissi:
- Mi asciugo le mani perchè mi picchia la mamma!
- Ma quando ti picchia la mamma in qualche altro caso?
- La mamma mi picchia anche quando vado a seppellire i morti.
Ma loro non comprendevano che cosa volevo dire con le mie parole: "andare a
seppellire i morti." Allora la bella donna, che era proprio Maria, si stacca dal
fondo e viene a guardarmi meravigliata e mi dice:
- Cosa stai dicendo?
- Io vado a seppellire i morti!
- Ma perchè, o ragazza coraggiosa?
Nel fratempo questa conversazione interruppe la mia prova.
- Non lo so, ma quando vedo le necrologie mi sento male e vado a cantare i
lamenti funebri.
- Ma tu vai dai cattolici o musulmani?
- Vado da tutti.
- Ma dagli uomini o dalle donne?
- Vado da tutti, - rispondo di nuovo.
Allora ella si rivolse alla comissione:
- E inutile che facciate delle prove a questa ragazza, capite bene qual’è la sua
natura, il suo carattere. Questa è un’attrice nata, ella vuole piangere i morti,
vuole interpretare soggetti drammatici, - disse Maria col suo dialetto di
Scutari molto bello. Durante il periodo degli studi a scuola io frequentavo
continuamente le sue interpretazioni al teatro, e ormai con duplice simpatia.
Passarono gli anni e a Scutari, venne il Teatro Popolare con il dramma "Il
complotto dei condannati". In questo spettacolo Maria era un fenomeno. Non
potevo pensare che Maria potesse creare una tale figura, un carattere talmente
differente, era incredibile che fosse Maria. Oppure ricordare lo spettacolo che
ebbe vasta eco a Scutari "Halili e Hajria" di Kole Jakova. Qui Maria benchè
interpretasse un piccolo ruolo, io non la dimenticherò, non dimenticherò neppure
la reazione dello spettatore al teatro estivo di Scutari che conteneva forse
2000 persone quando il partner dice:
- La signora ha perso la voce!
La battuta di Maria:
- Uuuh, non ce ne frega niente!
Gli spettatori si levarono in piedi, applaudirono e acclamarono interroppendo la
rappresentazione. Pensateci un pò, il teatro estivo era aperto, senza microfoni,
ma la sua voce melodiosa e sonante di Maria riempiva lo spazio. Lo spettatore
l’amava, l’adorava. Piu tardi io ho avuto l’accasione di interpretare con Maria,
Loro, Ndreka nel dramma "La nostra terra" in un comune spettacolo (si deve dire
qui che "La nostra terra" è stata messa in scena anche dal Teatro di Scutari)
dove Loke Tuçi e Leka erano del teatro di Tirana. Secondo me, non volendo
offendere nessuno, quello era uno spettacolo brillante che non si ripete. E
forse è stato proprio questo ruolo, Filja, che mi disse "resta al teatro". Avevo
cominciato il mio lavoro al teatro nel ’49, il dramma fu messo in scena nel ‘54.
Io ero incerta, dovevo restare al teatro o no? Perchè è preferibile non essere
affatto che essere ultimo. In questo spettacolo io ebbi successo, lo spettatore
lo accolse con ovazioni e la stampa pubblicò buoni articoli. Ma la cosa più
interessante era il fatto che nonostante la meraviglia realizzata da Maria
Logoreci con Loke, (è anch’oggi lo spettatore quella Loke conosce), il pubblico
era soddisfatto della mia realizzazione e fui presentata con benevolenza più
d’una volta ai presenti.
Insieme con Maria ho interpretato anche dei film, cominciando da "Tana". Ma il
film ha la specificità che l’attore e partner nel ruolo non è partner nello
studio. Così in questo film non siamo restate a lungo insieme, perchè Maria a
causa dei suoi problemi famigliari si allontanava spesso per andare a Tirana.
Molto più tardi ho interpretato nel film "L’operazione fuoco" e mi ricordo bene
la disciplina interiore che aveva quella donna, era un esempio per tutti noi, il
film si girava di notte in ambiente umido. Si preparava per prima e insisteva
per ripetere, per girare di nuovo.
- Maria, - diceva il regista, - ma andavi bene!
- No, no, lo sento, dobbiamo girare di nuovo domani!
Lei era una scuola per tutti noi e lasciò una scuola all’arte albanese. Io l’ho
seguita continuamente e penso di aver imparato molto da lei.