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| Sullarte dellinterpretazione |
| Maria Logoreci |
Pirro Mani
regista
Lei fu la personaficazione
dell’epica
Ero molto giovane, appassionato della musica, ascoltavo al cinema "Kosova" o
alla radio cantare Maria Logoreci una mezzo soprano che ti incantava con la sua
voce, la musicalità, era una vera meraviglia nell’arido clima di quel tempo.
Esseri come Maria erano per me come oasi, sorgenti di acqua pura e limpida.
Alcuni anni più tardi io dovevo cominciare la scuola per attori. Nell’estate
prima di cominciare la scuola, andavamo alla spiaggia con alcuni compagni. C’è
un giorno che mi ricordo in ogni suo momento. Stavamo sdraiati sulla sabbia
calda dopo aver fatto il bagno. Dall’acqua uscirono due giovani donne e andavano
in direzione della sabbia. Ci guardammo tra noi.
- Quanto è bella!
- È Maria Logoreci, - disse uno dei compagni.
- La cantante?
- No, non canta più, è andata al teatro.
A me sorse davanti agli occhi la conosciuta immagine con il costume popolare
tradizionale che avevo vista in scena.
Vidi Maria con i lineamenti, gli occhi, i capelli, il bel corpo, la pelle colore
oliva e pensai "veramente così sono gli attori", così li avevamo veduti nei film
e mi dominò uno strano sentimento di speranza e orgoglio. Anch’io avrei studiato
e sarei diventato un’attore.
Dopo aver terminato gli studi nel Liceo Artistico per farmi attore mi presero al
teatro e la interpretai alcuni ruoli episodici. In quel tempo al Teatro di
Tirana si erano ammassati da tutta l’Albania, specialmente da Scutari e Korça,
da queste due città ricche di tradizioni. Tra gli attori di maggior talento
c’era anche Maria che proveniva dalla famiglia dei Logoreci, conosciuta e
onorata in Albania.
Forse avrei dovuto dirlo sin dall’inizio che io dal primo giorno della mia
entrata al teatro, godetti il privilegio della sua amicizia. Ciò accadde sin
dall’inizi, o poichè lei era molto sensibile. Avevo studiato con Anton Pano e a
lui dispiaceva per me, perchè io ero orfano (mio padre era stato bruciato a
Matthausen). Anton Pano era un uomo di grande cuore, contemporaneo, collega di
Maria, critico e regista del teatro in quel tempo.
Non dimenticherò mai quando mi chiamarono in direzione e mi dissero "Devi
andartene perchè non sei capace". Effettivamente la vera ragione era di
carattere politico. Nel cortile del teatro spiegai tutto ciò a Maria e a Ndreka.
Loro si indignarono e andarono in direzione, per protestare. Il direttore disse
"Me l’hanno ordinato". Maria ritornò e mi disse: "Non preocuparti Pirro, tu sei
un giovane di talento e farai buoni progressi". Essa era non solamente una
grande artista, ma anche una persona ricca di un grande mondo spirituale, lei
cercava di aiutare gli altri non solamente sul piano professionale, ma anche su
quello psicologico e privato. Lei capì che le parole non "capace" mi avevano
straziato il cuore.
Così mi allontanai dal teatro. Poi andai soldato. Di là mi presero per
interpretare in un dramma nella Casa del Soldato. Quando fu organizzato il
Festival dei teatri vi partecipò anche la truppa teatrale dell’esecito. Nella
giuria c’erano Maria e Mihal Popi. In questo ruolo io mi distinsi. Appunto
quest’ocasione sfruttarono Mihal e Maria per chiedere che io andassi al teatro a
Tirana.
Ho raccontato tutto questo non per me, ma per testimoniare che Maria era una
vera artista che con la sua benevolenza e autorità come artista mi aiutò nei
primi passi della mia carriera teatrale.
Dopo molti anni dopo aver lavorato in alcuni teatri di diverse città ritornai di
nuovo a Tirana.
È difficile esprimere, descrivere l’immagine di Maria, le relazioni che ho avuto
con lei, ma cercherò di esprimere tutte le mie espressioni.
Cosi cominciai gli anni della collaborazione con i grandi attori del teatro di
Tirana. Fra i primi ruoli che io distribuii a Maria ci furono ruoli principali
perchè anche gli scrittori stessi avevano scritto per lei, "Përkolgjinajt", "La
Ragazza dei monti". La maniera come Maria lavorò con questi personaggi, il cui
mondo conosceva bene, era meravigliosa. La sua natura non poteva accettare,
ammettere, l’elemento artificiale, estraneo. Maria in ogni secondo era sè
stessa, era lei medesima, era una sincerità poetica piena di verità artistica
che sgorgava dal profondo dell’anima. Maria non prendeva in prestito, non
accettava stampelle perciò i suoi ruoli erano puri, limpidi, profondi,
passionali, logici, sinceri, che comunicavano con gli spettatori. Queste parole
sembrano un pò di stile letterario, prosaiche, perchè non si posono esprimere in
poesia. Non posso dimenticare nessuna delle sue interpretazioni: Alisa in "Le
profonde radici", Christina nel dramma "ll complotto dei condannati", o anche
una piccola parte, ma riuscitissima come figura, la chiromante in "Halili e
Hajria", un carattere molto conosciuto.
Mi ricordo nel lavoro con il ruolo in "La ragazza dei monti", lei spiegò il
ruolo dal primo giorno dandoci pienamente ciò che mi ero immaginato riguardo a
questo personaggio. Lei non solamente creò il suo ruolo, ma essendo credibile e
vera si imponeva anche ai partner. Penso che Maria abbia realizzato il masimo di
sè stessa nel ruolo di Gjela in "La grande inondazione". Essa era una figura
simpatica, di contrappunto, e come tale un vero frammento di quelle montagne,
della psicologia, un frammento delle rocce di quelle montagne. Essa era un
dolore. L’armonia dell’interpretazione, la musicalità, la grande verita
dell’azione psico-fisico, la maniera come ascoltava il partner, come
gesticolava, tutto ciò creò una figura che io avrei paragonata alla madre
Coraggio di Brecht interpretata da Helen Weiger, la moglie di Brecht. Lo dico
ben convinto che Gjela di Maria Logoreci è dello stesso livello con la madre
Coraggio di Helen Weiger. Quello era un personaggio che mancava alle nostre
scene. È certo che una parte dei giovani non sanno che cosa è questo ruolo di
Maria, ma quelli che hanno visto in scena la sua esplosione non dimenticheranno
i suoi occhi, la sua voce. Quella era Maria Logoreci. La critica albanese ha un
grande debito verso il teatro in generale e verso Maria Logoreci in particolare.
Io dico con convinzione che Maria Logoreci è Eleonora Duse, Greta Garbo, Sarah
Bernhardt, Jermollova del nostro teatro.
Penso che "La grande inondazione" sia l’opera più bella scritta da Kolë Jakova.
Maria era ricevuta nelle turnèe come una creatura straordinaria in vari
distretti dell’Albania, ma anche nei suoi tournèe in Kosova.
Nulla può sostituire le emozioni che essa ti creava in scena. Emozioni che lei
comunicava allo spettatore, ma anche a noi, colleghi. Le registrazioni delle sue
interpretazioni e che ci sono rimaste, purtroppo, per molte ragioni ci danno un
immagine limitata e assai pallida del talento e della sua grande figura.
Ogni teatro, quello italiano, francese, tedesco, russo, inglese ha le sue
caratteristiche, ha la sua fisionomia che gli si adatta ed è contemporaneamente
espressione del carattere del suo popolo, dunque il suo spirito. Ogni teatro ha
anche i suoi grandi attori e sono loro, che sono ricordati insieme col teatro di
ogni paese. La stessa cosa succede anche con il teatro albanese. Maria Logoreci
ha creato, ci ha dato con maestria la figura dell’albanese, di quella
dell’Albania del Nord. Lei era la personificazione dell’epica. Brevemente
possiamo dire che tutti noi abbiamo contribuito allo sviluppo del teatro, ma
Maria e alcuni altri, hanno messo alle sue fondamenta delle grandi pietre
irremovibili. Essa era assai albanese, in ogni sua cellula e nella sua arte.
Queste figure come Maria e i suoi grandi compagni del teatro albanese, secondo,
me non sono state apprezzate come lo meritavano, nel loro tempo, ma il loro
valore cresce di giorno in giorno perche essi costituiscono dei punti di
riferimento.
Il regista quando distribuisce i ruoli, parte dalle caratteristiche del
personaggio e dell’attore. In tutti i ruoli che diedi a Maria, dal primo momento
della lettura del frammento, ho visto la figura realizzata da lei con occhi
della mente, ed ero convinto della realizzazione e del suo successo. Anche nei
suoi ultimi ruoli c’e stato un’armonia, una coincidenza delle sue
caratteristiche con quelle del personaggio. La madre, Loke e Maria. Maria nel
suo spirito era Loke. La sua grandezza si realizzò nei ruoli che lei incarnò in
"La nostra terra", "I Përkolgjinajt", "La ragazza dei monti", "La grande
inondazione" ecc.
I contemporanei, per 20-30 anni consecutivi, adulti e bambini, intellettuali,
lavoratori e contadini, tutti la chiamavano "Loke". Questo era il più bel nome
che lei diede a se stessa con il suo talento. Un nome che risonava
meravigliosamente ovunque fosse invitata. Io lavoravo con Maria in un’armonia
eccezionale comprendendoci immediatamente l’un l’altro. Noi ci comprendevamo con
un semplice sguardo.
L’arte teatrale è l’arte del processo psicologico, dell’azione, della reazione,
su queste si esprimono in un modo convincente, si destano organicamente, allora
il publico li accetta come valore d’arte. Poi, a seconda la specifica dell’arte
dell’interpretazione, per essere grande, devi avere talento, volontà, ma anche
occasione.
Una volta l’incontrai nel cortile del teatro e mi disse: Pirro, hanno arrestato
M.Luarasi.
- Sì, - le dissi, - lo so.
- Ma come si fa ad arrestare un artista, Pirro! Che cosa possiamo fare? Con chi
parlare?
Ho ricordato questo episodio per dire che lei era molto umana, sentiva
profondamente, viveva l’avvenimento, ed essa non amava gli uomini che davano
ordini, essa non accettava la dittatura. Io mi meraviglio, come molte
personalità come Maria sono rimaste solo nella memoria degli uomini, negli
scritti delle pubblicazioni e della stampa. Noi dobbiamo avere le strade, le
piazze, le istituzioni con i nomi di questi esseri, che, come Maria hanno
gettato le fondamenta in campi diversi dell’arte, della cultura, della scienza
nella nostra amata Albania.