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Ricordi di colleghi
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Ilia Shyti, Tinka Kurti, Klara Kodra, Pjerin Logoreci
 
Pensiero estetico, teatrale e profesionista
Mexhit Preçi, Gjovalin Shkurtaj, Vangjush Furxhi, Loni Papa, Yllka Mujo
Sull’arte dell’interpretazione
Maria Logoreci

 

                                                                                                                                                      

                                                                                    Besa Imami
                                                                                         attrice

                                                                                                                                                                            Giugno 1988



                                                   
Aveva passioni che scaturivano da una grande anima



Ho conosciuto Maria tale com’era. Molto vivace, ridente, di un’allegria squillante. Con occhi espressivi come erano solamente i suoi, tanto dolci nella mitezza e tanto crudeli nella collera. Questi occhi me li ricordo bene perchè spesso mi è capitata di trovarmi faccia a faccia con lei in scena come madre e figlia, come nuora e suocera, come sorelle, come compagne, come nemiche. Partner seria. La sua fantasia era come un giardino fiorente. (Ah i fiori! Maria li amava tanto. Il giardino della sua casa anche oggi è come un tappeto variopinto e questo tappeto era intrecciato da lei stessa. Ella li piantava , li sarchiava, li annaffiava...).

Con Maria, ottima partner e di tanta potenza ho interpretato molti drammi dai primi tempi fin’ all’ultimo suo ruolo dove eravamo doppiatrici.

Quasi durante tutta la vita scenica siamo state in un camerino. Una volta quando lavoravamo per scegliere tra le "maschere" dei ruoli nel dramma "La morale della signora Dulska" ella era preoccupata, qualcosa mancava al suo personaggio. Le domando:

- Cos’ hai, Maria?

- Non posso trovare cosa diamine manchi al trucco! - mi rispose e improvvisamente gridò - Ma l’ho trovato! Il neo! Mi manca il neo sulla faccia! Esso mi fa la faccia non solo aspra, ma anche più bella al cospetto della signora Dulska!

Quando stavamo preparando il dramma "Halili e Hajria" durante le prove in scena dico a Maria che interpretava Fatime.

- Perchè trascini così pesantemente le pantofole?

- Ah!.. - mi rispose, - Fatime, la chiromante che ha l’obbligo difficile di fare parlare Hajrie deve mostrarsi tale signora in questa casa così che tremino davanti a lei pure i topi nei muri!

Veramente, questo dettaglio in apparenza semplice dava una particolare sfumatura plastica alla figura.

Capitava che qualche volta si presentasse tardi al lavoro. Ma poca gente sapeva la vera causa del ritardo. Maria preoccupata si sedeva vicino a me dicendomi la vera ragione del ritardo.

Cara Maria nostra! Ella si levava il mattino alle cinque, ma poichè annaffiava i suoi numerosi fiori, dava da mangiare ai suoi colombi e preparava il cibo per le sue gatte e suoi cani che tanto amava e dopo aver lavorato un pò anche con il ruolo le succedeva di perdere la nozione del tempo. Aveva molte passioni e di natura particolare, ma sempre passioni che scaturivano dal profondo di una grande anima colma d’amore.

I ricordi di lei mi vengono uno a uno.

Nel dramma "I Perkolgjinajt" Maria interpretava Mara, un ruolo principale che per me era tanto bene realizzato come quello di Loke. Erano le ultime prove nello studio.

- Sono confusa, non trovo quel rapporto, il legame tra me stessa e la preoccupazione di Mara, mi sento fredda... - mi disse. Poi la vidi correre verso gli oggetti scenici e l’attrezzeria. (L’attore sempre cerca un vincolo che leghi il suo mondo interiore con quello del personaggio e gli oggetti dell’attrezzeria compiono spesso questo ruolo). Maria prese un fazzoletto. Strinse fortemente la sua fronte con esso. La voce di Pirro (il regista Pirro Mani), suggerì di ricominciare la prova dall’inizio. La Mara di Maria aveva un timbro totalmente differente. Il dettaglio del fazzoletto causò uno sfogo interno e creò l’armonia della figura. La voce cambiò, gli occhi gli risplendettero, la parola penetrava a fondo come un chiodo, la plastica era naturale, le emozioni e la logica presero vita fino alla perfezione. La prova passò con successo per tutti noi.



                                                                                         * * *



Nei ruoli ci è capitato spesso di morire e la risurrezione alla fine dello spettacolo pareva comandata dagli applausi del pubblico. Quando lo spettatore applaude, ciò vuol dire che ciascuno di noi attori ha costruito un caldo nido nella sua memoria. E così il buon artista risorge e risorge sempre nella memoria dell’amante del arte tanto da parere che non solo non sia morto ma che non morrà mai.